Ciao! buona festa di s. Giacomo maggiore apostolo!

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, noi abbiamo un tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo consegnati alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. Cosicché in noi agisce la morte, in voi la vita.
Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: «Ho creduto, perciò ho parlato», anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi. Tutto infatti è per voi, perché la grazia, accresciuta a opera di molti, faccia abbondare l’inno di ringraziamento, per la gloria di Dio.

"Abbiamo un tesoro in vasi di creta". Il tesoro è lo Spirito del Signore, che si vivifica in noi e ci vivifica ogni volta che partecipiamo all'Eucaristia. è quello Spirito che prega in noi con gemiti inesprimibili e ci fa chiamare Dio "Padre". Il vaso di creta è la debolezza del nostro corpo, che andrebbe da tutt'altra parte se uno Spirito forte non lo trascinasse con sé e non lo distogliesse dalle cavolate.

"Siamo tribolati ma non schiacciati". Facciamo una vita dura e non ci disperiamo. Ci capitano di tutti i colori e non ci arrendiamo, insistiamo, andiamo avanti col Signore che ci guida, accompagna, protegge, segna il nostro cammino e organizza il nostro pellegrinaggio terrestre.

"Veniamo consegnati alla morte". Spesso chiamiamo la cultura odierna "cultura della morte". Si manifesta con aborto, eutanasia, disaffezione per il matrimonio... bassa natalità, che non è una parola astratta, ma una miriade di bambini lasciati soli a guardare la televisione e giocare con i videogiochi, senza poter giocare con i propri coetanei. La cultura della morte è nella disoccupazione e nel rifiuto dei giovani. Ma, proprio nel rifiuto ci sentiamo più in comunione col mondo intero. In quella morte che ci vorrebbero dare, splende la vita di Cristo che è in noi. Lui è la nostra forza, che non ci permette di arrenderci, che ci indica una nuova via quando ci chiudono le porte. Lui ci ha dato tutti i talenti necessari affinché abbiamo la vita e la abbiamo in abbondanza.

Chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia.

Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si riempì di sorriso,
la nostra lingua di gioia.

Allora si diceva tra le genti:
«Il Signore ha fatto grandi cose per loro».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi:
eravamo pieni di gioia.

Ristabilisci, Signore, la nostra sorte,
come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime
mieterà nella gioia.

Nell’andare, se ne va piangendo,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con gioia,
portando i suoi covoni.

Sembra che questo salmo parli del ritorno dalla schiavitù di Babilonia alla Palestina, terra promessa. La nostra terra promessa è la vita di grazia, quella che ci è consegnata nei sacramenti. Queste sono anche le nostre parole di ringraziamento per la grazia sacramentale ricevuta, per averci liberati dalla schiavitù del peccato, per averci dato la forza per resistere alle tentazioni e liberarci anche da esse: "ci sembrava di sognare, la nostra bocca si riempì di sorriso, la nostra lingua di gioia". Non c'è una terra migliore che la vita sacramentale. Possiamo andare al confessionale "con la semente da gettare" (i peccati da toglierci dalla coscienza) e tornare pieni di gioia (portando i nostri covoni), perché abbiamo la certezza di aver di nuovo preparato un posto accogliente per il Signore in noi e che saremo più forti nel mantenerlo tale.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

La moglie di Zebedeo raccomanda i figli, come fanno le buone madri, e non per cercare lavoro, ma li raccomanda il bene più grande, il paradiso. Quale amore più grande di chi vuole il bene più grande per l'altro, cioè il paradiso? è il massimo che possiamo desiderare per l'altro, il bene più grande che gli possiamo volere. Il desiderio più puro, incontrare le persone amate alla resurrezione dei morti, e cercare di riconoscerle, come i discepoli di Emmaus o la Maddalena riconobbero Gesù risorto. Il dono più grande per la persona amata è fargli da "ninfagogo", con l'espressione di don Giorgio Mazzanti. Il ninfagogo era nella tradizione greca quello che accompagnava lo sposo alle nozze. Andiamo alle nozze con il Signore e portiamo i nostri amici alle nozze con Lui.

l'immagine mette a confronto una rappresentazione del corteo nuziale in Terra Santa e l'ingresso di Gesù a Gerusalemme una settimana prima della Sua Resurrezione

Ricevi online in PDF il mio libro in inglese "Nuptial Symbols in Folk Traditions" (Simboli nuziali nelle tradizioni popolari) contattandomi per e-mail. Tratta specificatamente delle tradizioni popolari riguardo al matrimonio, confrontando ogni simbolo presente in esse con quelli biblici che ci parlano delle nozze celesti tra Cristo Sposo e la Chiesa Sposa. Puoi ricevere anche la mia tesi "La famiglia, chiesa domestica, vivificata nella vita sacramentale: La necessità della partecipazione ai sacramenti per vivere  la vita coniugale e familiare nella pienezza del Signore". Offerta libera!

  • Malta
    Malta
  • Siracusa
    Siracusa
  • Reggio
    Reggio
  • Pozzuoli
    Pozzuoli
  • Foro Appio e Tre Taverne
    Foro Appio e Tre Taverne
  • Roma
    Roma