Ciao a tutti da Nazaret,

leggiamo il Vangelo del giorno.

"In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:

«Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia!
Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. 
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. 
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!

Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli»."

Soffermiamoci un attimo sulla frase "nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto". Tanti di noi hanno segreti, cose che non hanno mai raccontato a nessuno e né si azzarderebbero, né a fratelli e né ai migliori amici. Liberiamoci dei segreti, che ci costringono a portare una maschera pesante davanti agli altri, ci impediscono di manifestarci così come siamo, di realizzarci come dobbiamo. Occupano i nostri pensieri e la nostra mente, che potrebbe essere usata in modo più produttivo!

Per di più i battezzati hanno il dono del sacerdozio comune, che viene distinto e trattato paragonandolo a quello ordinato. Le Scritture ci dicono "confessatevi gli uni gli altri", cioè raccontatevi i vostri segreti, tutto quello che avete combinato, almeno tra migliori amici. L'apostolo parla di "confessione" e allo stesso tempo la riferisce a tutti e non parla solo di quella "sacramentale". Sembra che il confessarsi gli uni gli altri, e non solo al sacerdote ordinato, porti una grazia speciale. è un comando e quindi un dono di grazia per chi è chiamato a seguirlo.

Ci vergognamo di raccontare le nostre cose "gli uni gli altri", a fratelli e amici. Abbiamo paura del loro giudizio e del rifiuto della gente, di rimanere isolati. Chi se ne importa? - dice più o meno l'Apostolo. "non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo". Cioè non conta tanto essere rifiutati e malvisti dalla gente, l'importate e non essere rifiutati e malvisti quel giorno che saremo giudicati.

Non dobbiamo temere di riconoscerci peccatori. Come dice san Paolo, chi dice di non essere peccatore mente; tutti lo siamo, e se lo neghiamo, neghiamo la misericordia di Dio. Riconoscere il nostro peccato è onorare nel modo migliore la misericordia di Dio che ci ha redenti col Suo Corpo e il Suo Sangue.

"Valiamo più di molti passeri" e "siamo stati comprati a caro prezzo", cioè con il sague di Cristo - dice sempre l'apostolo. Quello è il nostro valore e il nostro prezzo. Non ci dobbiamo vergognare di noi stessi, né sminuire e sottovalutare: ce lo dice il Signore. Non è possibile che non valiamo nulla, se Dio stesso si è degnato di scendere accanto a noi per darci una salvezza eterna e di un valore immenso e inestimabile.

Saltiamo il passaggio della vergogna di riconoscere Cristo davanti agli uomini. Se oggi ci riconosciamo peccatori, difettosi, imperfetti, bisognosi della misericordia, già nutriti e purificati dalla misericordia di Dio e ancora bisognosi di essa, allora quel giorno il Signore ci dirà: "Sì, ci hai visto bene, veramente sono così misericordioso come mi hai testimoniato e riconosciuto sulla terra davanti ai tuoi fratelli e amici, raccontando senza pudore tutti i tuoi segreti, riconoscendoti misero e riconoscendomi misericordioso".

EG

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