Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni

Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell'amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. 
Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.

Parola di Dio

San Paolo si chiama prigioniero: non ha scelta, è più forte di lui, non può fare altro che seguire il Signore, che è anch'Egli prigioniero, nel tabernacolo nella forma dell'Eucaristia.

Soffriamo, ma rientra nella nostra vocazione, cioè in una chiamata personale che Dio si è premurato di farci: quindi ne vale la pena e facciamo bene a sopportare con "umiltà, dolcezza e magnanimità" e cercando sempre di migliorare, prima la nostra condizione e poi quella del prossimo, per amore del Signore.

Le antipatie non hanno senso e non esistono agli occhi del Signore: proprio quello che ci sta antipatico viene tutti i giorni alla messa e si nutre dello stesso Pane che è lo stesso unico Corpo di Cristo. Il Signore si fa uno in lui e uno in me... quindi se giudico male il mio prossimo, sarò io che sbaglio, e non il Signore che ci ha chiamati entrambi a sé.

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