Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero, di cui vi ho già scritto brevemente. Leggendo ciò che ho scritto, potete rendervi conto della comprensione che io ho del mistero di Cristo. 
Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo, del quale io sono divenuto ministro secondo il dono della grazia di Dio, che mi è stata concessa secondo l’efficacia della sua potenza. 
A me, che sono l’ultimo fra tutti i santi, è stata concessa questa grazia: annunciare alle genti le impenetrabili ricchezze di Cristo e illuminare tutti sulla attuazione del mistero nascosto da secoli in Dio, creatore dell’universo, affinché, per mezzo della Chiesa, sia ora manifestata ai Principati e alle Potenze dei cieli la multiforme sapienza di Dio, secondo il progetto eterno che egli ha attuato in Cristo Gesù nostro Signore, nel quale abbiamo la libertà di accedere a Dio in piena fiducia mediante la fede in lui.

Parola di Dio

 Paolo ci dice che siamo una generazione molto fortunata rispetto a tutte quelle che ci hanno preceduto e viene da sé che dobbiamo approfittare di questa fortuna, quella di poter conoscere e accedere ai misteri divini.

Alla nostra generazione il Padre ha rivelato il Figlio, che è rimasto tra noi sulla terra facendosi Eucaristia, e ha rivelato lo Spirito Santo, che ci arricchisce dei suoi doni, vivificati tutte le volte che partecipiamo ai sacramenti.

Preghiamo che come Paolo, anche noi ci possiamo definire "gli ultimi tra i santi", partecipi del corpo santo della Chiesa, Corpo mistico di Cristo. Preghiamo che abbiamo la stessa chiarezza di Paolo sulla vocazione affidataci, quella che gli permette di dire che la sua chiamata è quella di annunciare e illuminare.

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