Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Figlio mio, tu rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente. Conosci coloro da cui lo hai appreso e conosci le sacre Scritture fin dall'infanzia: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene mediante la fede in Cristo Gesù. 
Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.
Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento.

Parola di Dio

 Buongiorno a tutti, Paolo scrive a Timoteo e allo stesso tempo lo benedice e prega per lui, affinché "rimanga saldo", continui a "credere fermamente", affinché la sua fede non venga meno, ma anzi il Signore la accresca in lui e in tutti coloro che avrebbero letto quelle parole, in tutte le chiese del mondo di allora e in tutti i secoli a venire.

Paolo ci consiglia di "leggere le Sacre Scritture" e chissà se già sapeva che stava scrivendo su quello stesso libro, sulle pagine che ne erano rimaste ancora bianche. Ci consiglia di non avere altre preoccupazioni che "la nostra salvezza" e non si stanca di ripeterci che questa di ottiene con la "fede in Gesù", perché è Gesù che salva, e non con le nostre opere, i nostri meriti e l'osservanza di precetti e decreti. La nostra fede diventa operosa nella carità; le opere di carità diventano manifestazione della fede.

La Scrittura è "utile per insegnare, convincere, correggere ed educare": la Scrittura ha bisogno della nostra opera di insegnamento, di convinzione dei fratelli, di correzione del prossimo e di educazione alla giustizia (e quanto ce n'è bisogno). Da sola ci istruisce e ci parla poiché è viva, ma non ci trasmette automaticamente la fede in Gesù, che possiamo apprendere solo dai fratelli che ce la donano come una fiamma passa da una candela a un'altra.

San Paolo "ci scongiura", ce lo chiede per piacere, in ginocchio: "annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta". Ci dice che la prima cosa è la Parola, che da essa dobbiamo partire; che non ci dobbiamo stancare di annunciarla, proclamarla, farla conoscere, spiegarla con la lingua e i mezzi del nostro tempo, anche a costo di sembrare inopportuni e importunare: è per una buona causa. Ci chiede di insegnare; e di farlo con la "convinzione" che ci appartiene. Ci chiede di ammonire, perché riusciamo a vedere dove chi non è nella fede sbaglia, opera in modo disordinato, poiché la fede ci dà la luce per discernere che cosa è da migliorare. Non dobbiamo essere troppo "modesti" in questo, non dobbiamo aver paura che qualcuno dei fratelli si offenda se lo "si ammonisce, si rimprovera e si esorta", ma dobbiamo dimenticarci di noi stessi, dobbiamo cacciare la preoccupazione di "che cosa gli altri penseranno di noi" e pensare solo all'interesse di Dio e alla venuta del Suo Regno in mezzo a noi.

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