Buongiorno anche oggi,

leggiamo nella liturgia del giorno due brani, uno di Paolo e uno del compagno di viaggio, l'evangelista Luca.

Entrambi parlano del giudizio e del giudicare, in particolare dell'impossibilità di giudicare i pastori, quelli chiamati ad amministrare i misteri di Dio. Il primo pensiero va ai sacerdoti, a cui mi piace pensare di definire con questa espressione di san Paolo "amministratori dei misteri di Dio", che mi ricorda che in primo luogo sono chiamati ad amministrare i sacramenti, i misteri della Chiesa (Asrar al kanisa, secondo l'espressione araba).

 

Ci dice l'Apostolo delle genti che la prima qualità richiesta e sulla quale verrà giudicato un amministratore è la "fedeltà". Il mio primo pensiero va alla fedeltà coniugale richiesta vicendevolmente agli sposi, che li unisce in modo indissolubile ed esclusivo. Anche questa fedeltà è modello per gli "amministratori" dei "misteri di Dio", che sono misteri dell'amore di Dio per noi, del Suo desiderio ardente di mangiare la Pasqua con noi e che tutti siamo una cosa sola in Lui, con Lui, per Lui.

Il secondo pensiero va al confronto con gli amministratori dei tesori terreni: se ci preoccupiamo tanto che le persone a cui affidiamo un bene terreno siano fedeli, quanta più fedeltà è domandata a chi tratta i beni di Dio, in particolare i Suoi misteri, i Sacramenti che sono ricchi della Sua grazia per noi.

Anche san Luca ci mette in guardia dal giudicare l'operato dei discepoli di Cristo sulla base delle apparenze, degli usi, della religiosità esteriore.

In questo brano Gesù si manifesta come "lo Sposo" e non una semplice guida religiosa, e chiama i Suoi discepoli "invitati a nozze".

Quando entriamo in chiesa, quando partecipiamo alla s. messa, ci dobbiamo sentire davvero gli invitati a nozze, più che in qualsiasi altra occasione della vita. Anche se Gesù scende dal cielo spesso nel Sacramento dei Sacramenti e in mezzo a città affollate, strade trafficate e palazzi abitati da molte persone, sempre pochi intimi sono quelli che si radunano intorno a Lui ai piedi dell'altare, come pochi intimi erano gli undici apostoli ai quali ha dato il Suo Corpo e il Suo Sangue nell'Ultima Cena.

Preghiamo che si realizzi il desiderio del papa Benedetto XVI, che l'Eucaristia faccia l'effetto della fissione nucleare, cioè un pezzo di pane e un sorso di vino, che in apparenza sono infinitesimali rispetto al mondo, manifestino tutta la Grazia immensa e infinita che vi è contenuta, contagiandone tutti gli abitanti della terra.

 

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