Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati

Fratelli, Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù. 
Ecco, io, Paolo, vi dico: se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà a nulla. E dichiaro ancora una volta a chiunque si fa circoncidere che egli è obbligato ad osservare tutta quanta la Legge. Non avete più nulla a che fare con Cristo voi che cercate la giustificazione nella Legge; siete decaduti dalla grazia. 
Quanto a noi, per lo Spirito, in forza della fede, attendiamo fermamente la giustizia sperata. Perché in Cristo Gesù non è la circoncisione che vale o la non circoncisione, ma la fede che si rende operosa per mezzo della carità.

Parola di Dio

Buongiorno dal Kaslik, scusate l'assenza. Paolo ci parla della nostra libertà. Siamo stati liberati una volta per tutte, per rimanere liberi, non per tornare schiavi.

La prima cosa che mi viene in mente è l'ultima che mi è successa, cioè di parlare con un amico musulmano, che mi diceva che qui i maroniti non si divorziano perché è vietato. Diceva che non è possibile che sia vietato e che così si muore, e che ci sono cose che non si possono perdonare al coniuge, tipo un tradimento, senza pentimento, ecc. Lo stesso discorso che facevano gli apostoli a Gesù quando disse che in origine non esisteva il divorzio. Gli apostoli risposero che allora non conveniva per niente sposarsi. E Gesù sembrò confermare e chissà se in quel momento aveva in mente la vita consacrata, che è sempre meglio del matrimonio, nel senso in cui lo afferma s. Paolo.

La morale di questa favola del mio amico è che il divorzio come qualsiasi cosa della vita cristiana non è un divieto, perché non abbiamo legge, non siamo sotto la legge. Diceva il mio amico che per i cristiani tutto è vietato, se è vietato perfino il divorzio, che per altre religioni è all'ordine del giorno. San Paolo risponde che "tutto mi è lecito, ma non tutto mi è utile. Tutto mi è lecito, ma non mi renderò schiavo di nessuna cosa".

Allora, se il divorzio non è vietato da una legge, che cos'è che lo impedisce? Il fatto di essere cristiani, di sapere di essere immagine di Dio, di essere stati creati proprio per essere un'immagine (cfr. Genesi), una rappresentazione, come una statua o un monumento, di Dio su questa terra. Sappiamo che Dio è amore sponsale e fecondo e se siamo sua immagine non possiamo fare l'opposto, altrimenti significa che non ci piace essere Sua immagine, cioè essere cristiani.

San Paolo ci dice che se andiamo a cercare la nostra giustificazione nella legge, è un brutto segno. Vuol dire che abbiamo preso una brutta piega, che ci siamo allontanati dalla grazia di Dio o che non è sufficiente quella che ci era stata trasmessa. Ho in mente i discorsi ascoltati in tranvia, da delle signore convertite al protestantesimo che ce l'avevano con le immagini sacre, e citavano l'antico testamento, le leggi di Mosè, che dicevano che chi venera un'immagine ne subirà le conseguenze per diverse generazioni dopo di lui. Anche Gesù cita Mosè, ma solo per dirci che abbiamo il cuore duro.

Infine, ciò che conta - ci dice Paolo - non è che osserviamo un precetto piuttosto che un altro, ma che la nostra fede sia operosa nella carità; che crediamo e che serviamo il prossimo per amore, in virtù della nostra fede, che ci permette di attingere la grazia di Dio.

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