Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Figlio mio, 
ricòrdati di Gesù Cristo,
risorto dai morti,
discendente di Davide,
come io annuncio nel mio vangelo,
per il quale soffro
fino a portare le catene come un malfattore.
Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna. 
Questa parola è degna di fede:
Se moriamo con lui, con lui anche vivremo; 
se perseveriamo, con lui anche regneremo;
se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà;
se siamo infedeli, lui rimane fedele,
perché non può rinnegare se stesso.

Parola di Dio

Buongiorno! buona domenica! leggiamo s. Paolo che ci dice oggi.

Ricordiamoci di Gesù (il Salvatore), Cristo (l'unto, il consacrato), morto e risorto per primo tra tutti i morti, discendente di Davide (cioè uno di noi, che si può identificare come un nostro compaesano, del quale basta conoscere la famiglia, il cognome per sapere da dove viene e chi è). San Paolo annuncia le sofferenze di Cristo, ma non solo nelle sue parole, non solo in un vangelo fatto di parole, ma anche nella sua carne, prendendo le sembianze di Gesù sofferente, condannato ingiustamente a morte, trattato come un malfattore, umiliato in tutti i modi. Questo è il trattamento per i profeti, che non possono fare a meno di parlare, di annunciare, a costo della propria vita, e che nessuno vuole sentire per non mettere in discussione se stessi.

La parola di Dio non è incatenata. Questa parola "incatenata" mi ricorda una parola ebraica "masorà", che vuol dire la tradizione ebraica e da cui viene l'espressione "testo masoretico", cioè la bibbia ebraica. La parola "masorà" usata per descrivere la bibbia, la parola di Dio, in origine voleva dire proprio incatenata, cioè incatenata alla tradizione, a un'unica interpretazione. Così possiamo capire il discorso di Paolo: la parola di Dio è viva, non è incatenata alla tradizione umana, entra nella nostra carne e la trasforma, rendendoci simili al Figlio che si è fatto uomo.

San Paolo ci dice dei "paradossi" di Dio: se moriamo con lui, vivremo con Colui che è risorto e ha sconfitto la morte; se continuiamo a servirlo fino alla fine dei nostri giorni sulla terra, saremo ministri nel suo regno; siccome è giusto, se lo rinneghiamo, se lo rifiutiamo, Egli che ci ha dato la libertà, non ci costringe a stare con Lui nel Suo regno per forza. È fedele alla sua parola che ci ha donato e chiamati alla libertà dei Suoi figli.

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